Da Modena a Nonantola in Vespa: un itinerario storico con spiegazioni sulle tappe medievali più affascinanti

Il rombo della mia Vespa mi accompagna lungo la strada statale verso Nonantola, quella mattina di fine settembre quando il cielo della Pianura Padana si tinge di una luce dorata. Accanto a me, il paesaggio della provincia modenese si dipana in colture verdeggianti e campanili che spuntano all’orizzonte. Questa non è una gita qualunque: è un viaggio che mi riporta indietro di mille anni, un tracciato dove ogni curva racconta di monasteri, signorie e battaglie dimenticate. Modena e Nonantola sono collegate da più di semplici strade asfaltate; sono legate da una storia medievale affascinante che merita di essere riscoperta su due ruote, al ritmo lento di chi ha tempo di notare i dettagli.
Le radici di Modena medievale
Modena non è solo la città delle Frecce Tricolori e del balsamic tradizionale. Lasciando la moto parcheggiata nelle vicinanze del centro storico, mi ritrovo circondato dalle testimonianze di un passato glorioso che risale al medioevo. La cattedrale romanica con il Ghirlandina, quella torre pendente che per secoli ha simboleggiato l’indipendenza comunale, emerge dal tessuto urbano come un faro di pietra. Non è un caso che il Duomo di Modena sia patrimonio UNESCO: rappresenta il punto culminante dell’architettura romanica dell’Italia settentrionale, eretto nel XII secolo quando la città iniziava a consolidare il proprio potere.
Camminando per le vie medievali attorno a piazza Grande, osservo le logge e gli edifici di mattoni rossi che sembrano custodire segreti di signorie passate. Modena nel medioevo era un centro di potere notevole, conteso tra il papato e l’impero, scenario di lotte politiche che hanno segnato profondamente le sue vicende. La famiglia d’Este iniziava proprio qui il suo ascesa, prima di trasferire la corte a Ferrara. È proprio questo senso di passato vivo che mi spinge sulla sella della Vespa per affrontare i circa 30 chilometri che mi separano da Nonantola.
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La strada da Modena a Nonantola attraversa una campagna che potrebbe sembrare monotona ai distratti, ma che rivela le sue bellezze ai viaggiatori consapevoli. Con la Vespa si ha il privilegio di toccarla con mano, questa provincia: l’aria profuma di coltivazioni, e le piccole frazioni rurali che si incontrano ancora mantengono quella struttura tipicamente medievale dove la chiesa parrocchiale rappresenta il fulcro della comunità. Lungo il percorso, decido di fare una breve sosta a Cittanova, uno dei borghi più affascinanti della provincia, dove le mura ancora visibili ricordano l’importanza strategica che avevano questi insediamenti durante le lotte tra guelfi e ghibellini.
Il dinamismo del motociclismo su due ruote mi permette di assaporare veramente questa transizione dal capoluogo verso i territori minori. Non c’è la fretta della strada grande, non c’è il distacco dell’auto: sei parte del paesaggio. Le curve lievi che caratterizzano questa strada regionale mi permettono di mantenere una velocità contemplativa, quella giusta per notare come il territorio si è modellato nel tempo, come le colture si adattano al suolo fertile della pianura, come le chiese campanili emergono dai borghi come punti di riferimento ancora oggi.
Nonantola e il suo straordinario monastero
Arrivare a Nonantola significa varcare la soglia di uno dei centri monastici più importanti del Medioevo europeo. L’abbazia benedettina qui fondata agli inizi del XII secolo è un’istituzione che ha plasmato la storia della regione e dell’intero nord Italia. L’abbate Anselmo fondò questo straordinario complesso religioso che, nel corso dei secoli, divenne un centro di potere economico e spirituale di incredibile rilevanza. Non era semplice abbazia: era un vero e proprio microcosmo, con terre, servi della gleba, diritti di riscossione fiscale e influenza politica considerevole.
La basilica abbaziale che si erge nel cuore di Nonantola è un capolavoro dell’architettura romanica che lascia senza fiato. Le proporzioni armoniche, il gioco di luci e ombre sulle facciate in mattoni, gli interni ampi e solennemente decorati: tutto parla di una comunità che non risparmiava risorse nel celebrare il sacro. Entrando, il senso del tempo dilata. Gli affreschi sulle pareti, alcuni ancora visibili sotto gli strati di restauri successivi, raccontano storie di santi e di virtù cristiane. Nel chiostro annesso, ancora oggi si respira l’atmosfera contemplativa che caratterizzava la vita monastica.
Quello che colpisce maggiormente è comprendere l’importanza strategica che questo monastero aveva. Nel medioevo, gli Ordini religiosi benedettini erano custodi non solo della fede, ma anche della conoscenza, dell’agricoltura avanzata, della gestione territoriale. Nonantola era un centro di potenza che controllava vasti terreni e aveva voce in capitolo nelle questioni politiche regionali. Le lotte per il controllo dell’abbazia coinvolgevano papi, imperatori e signorie locali.
L’atmosfera medievale ancora presente
Mentre riprendo la moto per il ritorno verso Modena, mi soffermo un ultimo momento nel piccolo borgo che si distende attorno all’abbazia. Nonantola ha conservato quella dimensione umana che caratterizzava i centri medievali. Le stradine tortuose, i cortili interni degli edifici storici, i negozi bottega dove ancora oggi artigiani mantengono tradizioni centenarie: tutto contribuisce a creare un’atmosfera che il tempo sembra aver sfiorato leggermente.
Questo itinerario in Vespa da Modena a Nonantola è più di una semplice escursione motociclistica. È un’occasione per toccare con mano le radici medievali della nostra Italia, per comprendere come il territorio sia stato plasmato da istituzioni religiose e dinamiche politiche complesse. Su due ruote, a velocità moderata, si scopre come la storia non è qualcosa di astratto relegato ai libri di scuola, ma una realtà tangibile che continua a vivere negli edifici, nelle strade e nella memoria della gente locale. Per chi ama il motociclismo consapevole, questo percorso è una lezione di storia che premia immediatamente l’uscita in sella.
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